Il palcoscenico come casa

Cari amici, eccoci tornati dopo l'estate!
Le prime 5 domande di questo nuovo anno associativo “In cerca d'autore”, le abbiamo rivolte a una persona che molti di voi conosceranno col nome di Melina, il personaggio che interpreta nella serie “Un Medico in Famiglia”: Beatrice Fazi!
 
Siete mai stati attori in uno spettacolo?
Come ci si può sentire su un palcoscenico o davanti ad una telecamera?
Vi piacerebbe diventare attori?

 
Se questo argomento vi ha incuriosito, potete dare un’occhiata all’intervista fatta direttamente a Beatrice.
Qui potrete trovare altri contenuti multimediali per conoscere meglio e approfondire il tema del mese:
L’intervista a Beatrice alla XXV Giornata Mondiale della Gioventù: youtu.be/8-5CQjT38e0
Beatrice su Twitter: twitter.com/beatricefazi

 
 
 
 
 
Cara Beatrice, per prima cosa vorremmo sapere qualcosa in più su di te e sulla tua professione... Come si fa a diventare attori? Saper recitare è un dono che senti di aver ricevuto?
B: Ciao a tutti ragazzi! Beh fin da piccola mi è sempre piaciuto recitare, fare finta di essere qualcun altro, inventarmi storie, avventure, favole con le Barbie...
Poi a 14 anni ho cominciato a fare teatro per hobby nella mia città, Salerno, e da lì appassionandomi sempre più ho capito che poteva diventare proprio una professione. Ho sempre pensato di dover studiare comunque e quindi ho portato avanti gli studi liceali, per poi trasferirmi a Roma all'università dove scelsi la facoltà di Scienze della Comunicazione. Nel frattempo provai ad entrare all'accademia teatrale, ma non mi presero al provino, così feci un'altra scuola, “La Scaletta”, con il maestro Pino Manzari il quale seguiva un metodo mimico, molto buono per imparare a recitare. Ho studiato tantissimo, ma non mi sono diplomata in quella scuola perché cominciai subito a fare la gavetta lavorando nei piccoli teatri di Roma.
Dopodiché sono sicura che non sarei riuscita a fare nulla se non avessi avuto quel minimo di talento necessario che si riconosce già da quando si è piccoli.
Oggi, da credente, sono sicura che questa mia facilità nel comunicare con gli altri, che questa mia predisposizione nell'immedesimazione nei personaggi, sia sicuramente un dono che il Signore ha voluto farmi.
 
Quali sono le difficoltà maggiori che incontra un attore nel suo mestiere?
B: Sono tante e diverse. Le difficoltà economiche innanzitutto, perché è un lavoro difficile da fare con continuità. Per chi comincia è veramente molto dura: le paghe sono molto basse, o addirittura si lavora anche gratis.
Poi c'è il pericolo di idealizzare troppo il successo, di desiderarlo talmente tanto da perdere di vista quella che è la vita reale. Per esempio si può pensare di iniziare una relazione con qualcuno solo perché può servirti per la tua carriera, o viceversa puoi essere tu vittima di persone che fingono di volerti bene solo per interesse.
Un altro rischio dal punto di vista affettivo può essere quello di innamorarsi di un partner quando invece devi solo fare finta di innamorarti di lui... Vale anche per altri tipi di emozioni, come la rabbia, l'odio, la depressione... Per questo è molto importante avere una solidità affettiva, una rete di relazioni nella vita privata molto forte, basata sulla condivisione di valori profondi, avere una famiglia che ti sostenga.
Un altro rischio è l'ipocrisia, la falsità... In tutti gli ambiti lavorativi bisogna ammettere che questo accade, ma in questo ambiente in cui tutto è basato sull'apparenza, sulla forma fisica, questo aspetto è amplificato. Soprattutto una donna corre il rischio di sentirsi inadeguata, sempre in competizione con le altre donne.
E poi ci vuole discernimento... Bisogna capire quand'è il momento di staccare per non farsi assorbire totalmente dalla fame di successo e popolarità, o si possono dimenticare le cose davvero importanti della vita: le relazioni affettive, il rapporto con Dio.
 
Ti è mai successo di non sapere più bene chi sei, visto che devi interpretare sempre personaggi diversi tra loro? Sono più le cose di te che “metti” nei personaggi o il contrario?
B: Come dicevo, questo è un lavoro che ti mette sempre in discussione e se affronti un personaggio dalla psicologia molto forte e difficile da rendere, lavorandoci tantissimo sopra rischi poi di immedesimarti troppo. Io da questo punto di vista sono avvantaggiata visto che faccio l'attrice comica.
Sicuramente c'è una grande differenza tra come affrontavo il mio lavoro prima di formare una famiglia, di trovare una stabilità nella mia relazione con mio marito, e adesso. Oggi ho ben presente il mio ruolo di mamma e di moglie ed è molto più importante per me essere Beatrice piuttosto che essere i personaggi che interpreto. Questo mi ha molto aiutata ad essere più equilibrata.
Ammetto anche però che nel mio modo di fare l'attrice mi ispiro molto alla mia esperienza di vita. Ho sempre portato molto di me nei personaggi che ho interpretato ed è anche per questo che forse li ho resi più credibili, a detta delle persone che mi stimano.
Oggi che interpreto Melina devo ammettere che molto di lei mi somiglia: attingo ai detti popolari che ho appreso dai nonni quando ero piccola... Questo mi facilita ed è anche molto divertente.
Tu hai recitato sia in teatro che dietro una macchina da presa... Quali sono le differenze? Preferisci recitare “live” davanti al pubblico, o riguardarti sul divano di casa o al cinema?
 
B: C'è una gran bella differenza tra la recitazione teatrale e quella televisiva o cinematografica.
Quando sei dietro alla macchina da presa tutto può diventare più noioso, perché una stessa scena la ripeti tantissime volte nello stesso giorno...
Anche nel teatro ripeti tantissimo, ci sono mesi e mesi di prove, però ogni replica è diversa. Ogni volta vivi tutta l'emozione dall'origine fino alla conclusione, dal prologo all'epilogo. Non c'è lo spezzettamento nelle varie scene come al cinema, dove può capitare di girare prima la scena dove muore il tuo amato e poi magari quella in cui ti stai innamorando di lui... In questo modo è più difficile per un attore saltare da un'emozione all'altra così velocemente. Nel teatro invece tutto avviene gradualmente come se la storia rivivesse ogni volta.
E poi c'è il contributo del pubblico dal vivo. Ogni sera c'è un pubblico diverso, c'è una battuta che funziona meglio, una che funziona peggio; ogni sera alla fine dello spettacolo ci sono persone che vengono nei camerini a dirti -Brava -oppure -Grazie perché mi hai fatto emozionare.
Poi nel bellissimo percorso delle prove si crea una grande comunione con il resto della compagnia, come se si formasse una famiglia. Mi piace molto la figura del regista: gli devi ubbidire, ti devi fidare perché lui dall'esterno ha una visione a 360° di tutto ciò che accade sul palco.
Anche nel cinema e nella televisione ci sono gran parte di queste cose, ma la differenza fondamentale appunto è che se lì sbagli ti puoi fermare. A teatro invece devi necessariamente andare avanti, qualsiasi cosa accada, e questo ti fa vivere delle emozioni che non sono replicabili né sul set né quando ti rivedi da casa.
In ogni caso, questo lavoro è straordinario in tutte le sue forme: può farti capire veramente cosa sono le emozioni, parla dei sentimenti dell'uomo, della profondità della nostra anima... è una ricerca continua.
 
Spesso pensiamo che gli attori siano persone lontane da noi, dal nostro modo di vivere... Com'è la tua vita privata? Ti senti diversa dalla gente comune?
B: Per molto tempo ho creduto che chi fa questo lavoro non sia una persona normale... Ed effettivamente c'è chi non riesce a vivere normalmente la propria vita, perché l'esposizione così forte nei confronti del pubblico a volte ti induce a difenderti per tutelare la tua privacy.
Il mio caso è particolare perché io non credo di essere una persona così famosa, e se è così non me ne accorgo. Molto tempo fa quando mi è capitato per la prima volta di fare un programma che mi esponeva molto mediaticamente, ho vissuto con sofferenza il fatto che la gente mi riconoscesse per strada. Essendo allora molto insicura, ero preoccupata che la gente potesse giudicarmi per il mio aspetto fisico, quindi mi vergognavo ad esempio ad uscire senza trucco... Di pari passo con il mio avvicinamento al Signore ho superato queste difficoltà e oggi vivo in maniera molto più serena il fatto di dover conciliare un lavoro così pubblico con la mia vita privata.
Ripeto, non sono così famosa, non sono una star che viene assalita dalla gente per strada, ma nemmeno mi dà fastidio quando mi chiedono un autografo o hanno delle curiosità su di me. Cerco per quanto mi è possibile di soddisfare la curiosità e il desiderio di contatto che le persone hanno. Grazie a questa relazione sempre più profonda che sto instaurando con Dio capisco che è anche questo uno strumento attraverso il quale posso amare le persone che mi circondano: posso donare un sorriso, il mio tempo, a volte anche la felicità perché ci sono dei bambini che impazziscono per avere un autografo o una fotografia con Melina.
Forse questo mi obbliga ad avere sempre un comportamento corretto, ad avere cura ed attenzione degli altri, proprio perché essendo un personaggio pubblico devo essere un buon esempio, devo vivere la mia vita pensando sempre che gli altri mi stanno guardando. Ma penso che questo l'avrei fatto comunque perché vivere da liberi come figli di Dio implica proprio che i tuoi pensieri, il tuo cuore siano sempre limpidi, trasparenti, così da poter essere sempre osservati dagli altri.
E non mi sento diversa dalla gente comune, perché sono una mamma e una moglie prima di tutto. Nella difficoltà del quotidiano è questo che conta, stare con i piedi per terra, ma con lo sguardo rivolto verso l'alto.
Vi saluto tutti di cuore! E' stato un piacere rispondere alle vostre domande, anche perché anch'io da piccola sono stata ACRina a Salerno nelle parrocchie di San Giuseppe e Santa Margherita!
Un bacione!