Dai luce alla Pace

Carissimi ragazzi, come in tutti i mesi di gennaio è tempo di parlare di pace! E siccome la pace si vive costruendola con impegno e pazienza, ecco che anche quest'anno vogliamo raccontarvi la storia di una persona che la pace prova a costruirla ogni giorno in una città sull'altra sponda del Mar Mediterraneo: Fratel Atef, missionario gesuita in Egitto!
 
Come parlate di Pace ai vostri amici?
Come portate la Pace nei vostri gesti quotidiani?

 
Se questo argomento vi ha incuriosito, potete dare un’occhiata all’intervista fatta direttamente a Fratel Afef.
 
Qui potrete trovare altri contenuti multimediali per conoscere meglio e approfondire il tema del mese:
Dalla Bolivia (Iniziativa di Pace 2012) all'Egitto (2013): youtu.be/CnyokHUBG8w
Qualche informazione su Alessandria d'Egitto: it.wikipedia.org/wiki/Alessandria_d'Egitto

 
 
 
 
 

Ciao Fratel Atef, parlaci di te e della tua esperienza missionaria in Egitto.
A: Ciao a tutti voi cari ragazzi! In questo momento della mia vita sto lavorando nel Centro Culturale dei Gesuiti di Alessandria d'Egitto. Un luogo in cui sono presenti un teatro, un cinema, spazi molto ampi che però rischiavano di restare vuoti. Così, io e alcuni collaboratori abbiamo avuto l'idea di cercare di coinvolgere i bambini e ragazzi che sono tanto presenti per le strade della città. Dovete sapere che in una grande città come Alessandria ci sono molti bambini provenienti da tutto l'Egitto, che per varie ragioni, dopo aver vagato di villaggio in villaggio, ora si trovano per strada. Non tutti sono orfani. Accade anche che alcuni ragazzi abbiano i genitori separati, o divorziati e risposati. Ma la società egiziana non li tutela come per esempio prova a fare la vostra. Spesso i nuovi mariti impediscono alle mogli di vedere i bambini del primo matrimonio, o le costringono ad abbandonarli.
 
Voi cercate di prendervi cura di loro. In cosa consiste la vostra proposta?
A: La maggioranza dei ragazzi sono seguiti da tre associazioni che si chiamano Caritas, Alexandria e Freedom. Queste hanno dei “dormitori”, che rispondono ad una emergenza, ma non alla loro educazione e crescita. Allora, visti i nostri spazi, abbiamo pensato ad una proposta artistica da fare a questi bambini, di età compresa tra gli 8 e i 14 anni, per far imparare loro il teatro. Che diventa poi un modo per insegnar loro qualcosa sulla vita, senza dir loro: “Dovete fare così”, ma trasmettendo valori attraverso la creatività. I ragazzi possono venire ad esprimersi spontaneamente in tutti i tipi di arte: musica, danza, recitazione...
 
Da quanti anni va avanti questa esperienza?
A: Sono tre anni, anche se il primo anno non è andata benissimo; non portammo a termine l'esperienza, perché non sapevamo ancora bene come fare, ci mancavano soldi e volontari... Ma non ci siamo abbattuti, ci siamo preparati a fondo per l'anno successivo e preparando tutta una serie di attività: disegno, danza, recitazione, canto. Abbiamo coinvolto volontari e alcune persone qualificate.
Così, se il primo anno i ragazzi erano 11, il secondo diventarono 24, con punte di 40. L'ultimo anno invece, appena finito, è iniziato con 24 bambini e terminato con 32. Abbiamo preparato tre spettacoli, di cui uno nella Biblioteca di Alessandria.
 
Con che frequenza incontrate i bambini?
A: Una volta a settimana, il sabato pomeriggio, lungo tutto l'anno. Scegliamo questo giorno perché i ragazzi in Egitto non vanno a scuola il venerdì e appunto il sabato. Durante le vacanze invece i ragazzi vengono anche per più giorni consecutivi perché organizziamo laboratori più impegnativi. Ci occupiamo noi con un bus di andarli a prendere dai vari dormitori per portarli al nostro centro.
Tutto questo non sarebbe possibile senza l'aiuto dei nostri educatori e volontari. Abbiamo infatti quattro educatori professionali, aiutati in tutte le attività da 18 giovani volontari, tutti cristiani (ma non solo cattolici). Lo scorso anno erano solo otto, poi molti che erano venuti a vedere uno spettacolo si sono proposti per dare una mano, colpiti dalla bellezza dell'esperienza.
 
Gli educatori e i volontari sono cristiani. E i ragazzi?
A: I ragazzi sono tutti musulmani, a parte due cristiani. Ma è bello vedere la fiducia e la collaborazione tra chi non condivide lo stesso credo. Nel nostro centro non vogliamo convertire nessuno, solo dare un'opportunità di incontro e amicizia ai ragazzi attraverso le arti creative ed espressive.
Nel 2013, anche grazie al vostro aiuto, vogliamo aggiungere uno spazio anche per le ragazze dagli 8 ai 17 anni. Soprattutto dare loro un luogo dove dormire, farsi una doccia, curarsi, imparare a cucinare e a cucire. Già ora abbiamo una ventina di ragazze che vengono da noi il martedì pomeriggio, visto che loro stanno a casa da scuola in quel giorno. Ma né il nostro centro culturale, né le associazioni di cui vi parlavo prima hanno ancora la possibilità di dare una sistemazione, pur precaria alle ragazze. La nostra società è molto maschilista, e questo non è positivo.
 
Il nostro augurio caro Fratel Atef, è che la vostra esperienza (che tanto somiglia all'ACR per la voglia di mettere i ragazzi al centro con la loro vita, la loro curiosità e creatività, e l'impegno dei più grandi a prendersi cura dei più piccoli), possa coinvolgere sempre più ragazzi della vostra città!