Uno sguardo sul Concilio Vaticano II

Salve a tutti, ragazzi!
Questo mese abbiamo l'onore di rivolgere 5 domande a una persona che è un vero pezzo di storia vivente: Monsignor Loris Capovilla, ex segretario di Papa Giovanni XXIII.
Cos'ha di speciale? Oltre alle cose di cui vi parlerà lui stesso, dovete sapere che Monsignor Loris ha ben 97 anni! Ma nonostante questo, gode di una salute invidiabile!
 
Avete mai sentito parlare del Concilio Vaticano II?
Come mai si parla tanto di qualcosa accaduto 50 anni fa?

 
Se questo argomento vi ha incuriosito, potete dare un’occhiata all’intervista fatta direttamente a Monsignor Loris Capovilla.
 
Qui potrete trovare altri contenuti multimediali per conoscere meglio e approfondire il tema del mese:
Qualche informazione sulla vita di Monsignor Loris Capovilla: it.wikipedia.org/wiki/Loris_Francesco_Capovilla
Il Discorso alla Luna di Papa Giovanni XXIII: youtu.be/T8Y9EgY7ncg
Breve storia del Concilio Vaticano II: it.wikipedia.org/wiki/Concilio_Vaticano_II

 
 
 
 
Benvenuto e grazie Monsignor Capovilla. Intanto partiamo da qualcosa sulla sua lunga vita, per conoscerla meglio...
L: Grazie a voi! Per prima cosa devo dirvi che sono veneziano. Sicuramente ho attraversato molte difficoltà: sono nato durante la prima guerra mondiale, mio padre è morto quando avevo sei anni, e questo aggravò la povertà della mia famiglia in anni di crisi economica scaturiti poi nella seconda guerra mondiale. Quando mi chiedono cosa penso dei tempi che stiamo vivendo, dico sempre che è un momento difficile, ma davvero migliore di quando ero bambino io. Eppure ho tanti bei ricordi, che ancora oggi alimentano in me il sano ottimismo di chi crede in Gesù. Da ragazzo la mia vita cristiana ruotava attorno a tre pilastri: la mia parrocchia, la mia diocesi, la chiesa universale. Lo stare in famiglia, incontrare gli anziani, partecipare alla vita della mia comunità, queste cose semplici hanno arricchito non la mia fantasia, ma il mio cuore. L'impressione che mi resta è quella di aver conosciuto uomini, donne, sacerdoti e vescovi buoni, saggi, di grande fede, che hanno trasmesso anche a me un germe di speranza che non è mai venuto meno.
 
Lei ha avuto il dono di vivere accanto a un Papa. Com'era Giovanni XXIII?
L: Conobbi Angelo Roncalli, futuro Giovanni XXIII, quando fu nominato Patriarca di Venezia nel 1953 e a sua volta lui nominò me suo segretario. Quando fu eletto Papa nel 1958, scelse di tenermi con sé nello stesso ruolo. Papa Giovanni oggi è ricordato come “il Papa Buono”, o “il Papa del sorriso”... Devo dire che le sue qualità umane erano davvero straordinarie, ma non è tutto qui. Per capire un po' meglio chi era, bisogna parlare delle sue origini. Angelo veniva da una famiglia di contadini bergamaschi, che una volta nato lui, nel 1881, diventò di 33 persone! Sicuramente la loro era una vita di ristrettezze, ma parlandone Papa Giovanni diceva: “La nostra era una povertà benedetta e contenta.” A quei tempi, possedere tante cose non faceva la felicità... E forse anche oggi è così! La vera felicità era data dalla preghiera, dalla riflessione, dall'obbedienza e rispetto per i più grandi, dalla disciplina nei servizi di casa, nella concordia con tutti.
 
Papa Giovanni è passato alla storia non solo come “il Papa Buono”, ma anche come colui che aprì il Concilio Vaticano II. Come e quando maturò l'idea di questo grande incontro tra tutti i vescovi del mondo per confrontarsi insieme sul passato, presente e futuro della Chiesa?
L: Papa Giovanni è diventato papa a 77 anni. Avrebbe potuto godersi quegli anni da papà (non per niente il Papa è chiamato “Santo Padre”), incontrando persone, regalando sorrisi... La gente non avrebbe chiesto niente di più. Ma lo Spirito Santo gli suggerì qualcosa di molto più grande. Quando appena diventato papa vide scaricare sulla sua scrivania (e quindi sul suo cuore) una quantità enorme di problemi, cominciò ad essere molto inquieto e dimostrando grande umiltà ripeteva tra sé e sé: “Come si fa a rispondere a tutti?” Così un giorno chiamò tutti i suoi collaboratori, tra cui me, e disse: “Io ho grande stima e fiducia in voi, ma da soli non ce la possiamo fare a far fronte alle tante necessità della chiesa universale. Occorre un grande Concilio Ecumenico!”
Ricordo ancora le facce dei cardinali presenti... Non so proprio cosa abbiano pensato, ma non sembravano troppo contenti... Portare 3500 vescovi a Roma chissà per quanto tempo non era una passeggiata!
 
Eppure il grande Concilio si fece lo stesso davvero, aprendosi l'11 ottobre 1962. Lei cosa ricorda di quella serata?
L: Ricordo lo spettacolo di 100mila fiaccole accese in Piazza San Pietro. Poi la famosa frase di Papa Giovanni: “Guardate la luna, anche lei è qui con noi per godersi questo spettacolo. Tornando a casa troverete i bambini, date loro una carezza e dite loro: questa è la carezza del Papa”.
Ma oltre a quella frase, a me personalmente ne colpì un'altra. Quando il Papa, vecchio patriarca nato in una cascina di contadini, alla presenza di tutti i cardinali e vescovi del mondo, disse che lui era solo un fratello che parlava ad altri fratelli, diventato padre per volontà di Dio. Padre e fratello insieme.
 
Se dovesse parlare dei frutti del Concilio, quali aspetti sottolineerebbe?
L: Potrei parlare a lungo, ma mi basta riportarvi due frasi di Papa Giovanni. La prima, commentando il Concilio ancora all'inizio, sul suo letto di morte: “Non è la Chiesa che sta cambiando, siamo noi che cominciamo a cambiare e a capire meglio quello che il Vangelo ci dice”. La seconda, una vecchia esortazione che gli faceva spesso il suo prozio da bambino: “Ricordati, la Chiesa è bella e giovane. Sempre! Siamo noi a volte ad essere brutti e vecchi.”