Lavoro e ragazzi: come parlarne?

Ciao ragazzi! Questo mese le 5 domande in realtà non sono cinque! Come mai? Non avevamo abbastanza cose da chiedere al nostro ospite? Certo che no! Abbiamo solo pensato di utilizzare lo spazio a nostra disposizione in modo diverso...
Vi presentiamo il personaggio che risponderà alle nostre curiosità: si tratta di Giuseppe Patta, che probabilmente alcuni di voi conosceranno bene, visto che è anche educatore ACR, oltre ad essere segretario nazionale del MLAC!
A seguire, legato a ciò che ci dirà Giuseppe, vogliamo allora continuare a riflettere grazie al contributo di una persona davvero speciale... il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano!
 
Cosa sapete, alla vostra età, del mondo del lavoro?
E' possibile parlare di lavoro a giovani come voi?

 
Se questo argomento vi ha incuriosito, potete dare un’occhiata all’intervista fatta direttamente a Giuseppe Patta e all'intervento del Presidente Napolitano.
 
Qui potrete trovare altri contenuti multimediali per conoscere meglio e approfondire il tema del mese:
Il sito del MLAC: mlac.azionecattolica.it
Il saluto completo del Presidente agli studenti: clicca qui
 

 
 
 
Ciao Giuseppe, benvenuto su “Ragazzi”. Per prima cosa parlaci di te!
G: Ciao a voi! Come avete già letto mi chiamo Giuseppe Patta e vengo dalla Diocesi di Alghero – Bosa, in Sardegna, precisamente dalla parrocchia della Madonna del Rosario. Sono entrato in AC da 6/8 e da allora, complice una zia educatrice ACR, ho mantenuto la presenza e l’impegno, prima come ragazzo e poi come giovanissimo e giovane. Qualche anno fa ho conosciuto il MLAC, di cui attualmente sono Segretario Nazionale, ma in realtà ho sempre continuato a fare l'educatore e nonostante i vari impegni (sono avvocato e viaggio tra Alghero e Roma), l'incontro con i 12/14 del mio gruppo non manca mai.
 
Hai detto di essere segretario nazionale del MLAC... Ci puoi spiegare di cosa si tratta?
G: Il Movimento Lavoratori di AC è l'Azione Cattolica che si occupa del lavoro e del sociale. Al MLAC si può aderire dai 18 anni (infatti, si dice che il Movimento è intergenerazionale proprio perché è composto da giovani e adulti) e, attraverso varie iniziative diocesane, regionali e nazionali, vogliamo far capire che il lavoro non è solo la crisi, la disoccupazione ed un futuro nero, ma un'esperienza bellissima, è un sogno che si realizza. L'iniziativa più recente è il Bando della Progettazione Sociale: abbiamo premiato quattro progetti presentati dai giovani di Pozzuoli, Imola, Latina e Mileto, che vogliono bene al proprio territorio e grazie a noi realizzeranno le loro idee. La prossima è per domenica 17 marzo: festeggeremo San Giuseppe in otto regioni, andremo nei luoghi di lavoro, e per i ragazzi dell'ACR ci sarà una caccia al tesoro nazionale, in giro per l'Italia delle imprese!
 
Dunque tu sei impegnato sia nel Movimento Lavoratori che come educatore ACR... Come riesci a conciliare questi due servizi? E' possibile parlare di lavoro ai ragazzi dell'ACR? Non è una dimensione troppo lontana da loro?
G: Anzitutto, a casa, a scuola ed alla TV, non si parla d'altro, anche se spesso arriva un'idea negativa. Purtroppo, molti vivono situazioni difficili, perché la crisi c'è e si sente davvero, ma non è eterna e questo dipende da ognuno di noi. Ci sono, è vero, altri (come i nostri genitori) che pensano a noi, ma è questa l’età giusta per iniziare a costruire il nostro futuro. Ai miei 12/14 ho sempre cercato di trasmettere l'importanza della scelta della scuola superiore (spesso lasciata al caso o alle decisioni degli amici), ma anche di cose che sembrano scontate come, ad esempio, la vita di gruppo, il senso della responsabilità o dell'impegno: sono cose che si imparano da ragazzi (e in ACR si vivono!) e che “da grandi” si vedranno nei rapporti con i colleghi e sul posto di lavoro.
Grazie Giuseppe!
 
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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo sette anni al Quirinale come undicesimo capo di stato della nostra Repubblica, sta per andare meritatamente “in pensione”. La nostra Costituzione prevede infatti che ogni sette anni il Parlamento elegga un nuovo presidente. Per Giorgio, nato a Napoli quasi 88 anni fa, non sono stati anni facili, con diversi governi succedutisi l’uno all’altro (Prodi, Berlusconi, Monti), in un contesto economico molto difficile. Eppure, dal 2006 a oggi, il presidente si è meritato la stima e l’affetto degli italiani, grazie alla saggezza e alla serietà con cui ha svolto il suo importante compito di guida della nazione. Vogliamo salutarlo su queste pagine, riportandovi alcune delle parole che ha regalato a voi studenti all’inizio di questo anno scolastico!
 
«Questa è la settima volta che ho il piacere di prendere parte alla festa per l’inaugurazione dell’anno scolastico, che oggi precede di pochi mesi la conclusione del mio mandato di Presidente della repubblica.
[...] Non ci si può abbandonare alla sfiducia nelle nostre possibilità, sottovalutando i progressi compiuti dall’Italia. Progressi straordinari anche nel campo dell’istruzione, se penso alle condizioni in cui eravamo quando tanto tempo fa cominciavo ad andare a scuola io [...].
I progressi compiuti dimostrano come l’Italia possa farcela, possa migliorare quando si impegna con sforzi collettivi e condivisi. E tuttavia limiti e problemi seri persistono [...].
Cosa è dunque necessario per far progredire ulteriormente la scuola italiana? C’è la necessità di rafforzare l’unico “triangolo amoroso” che potrebbe e dovrebbe funzionare: quello tra insegnanti, studenti e famiglie nella scuola. [...] Aggiungo che a far parte dell’intesa necessaria al benessere dell’istruzione servono almeno altri tre soggetti: una società che creda e pratichi la superiorità dell’istruirsi bene rispetto al contare sulla raccomandazione, un mondo del lavoro che contribuisca alla formazione dei giovani e premi le loro competenze, un’azione pubblica che riconosca il ruolo cardine dell’istruzione e in essa investa idee e risorse.
[...] Un’attenzione crescente delle politiche dell’istruzione è stata costantemente rivolta a ridurre i troppi squilibri fra le diverse parti del Paese, soprattutto fra Nord e Sud.
[...] Dobbiamo costruire opportunità, perché questo è l’assillo di tutte le famiglie, quel che mi si dice dovunque io vada: pensate ai giovani. Sì, dobbiamo farlo se vogliamo limitare l’emigrazione dei giovani [...] Un paese non può trascurare il suo capitale più importante: la conoscenza.
Nello stesso tempo la scuola è anche, e molto, un’istituzione che educa alla cittadinanza, promuovendo la condivisione di quei valori sociali e civili che tengono unite le comunità vitali, le società democratiche.
Penso alla tutela dell’ambiente, del territorio, degli equilibri naturali. Penso al rispetto della diversità, a uno sguardo curioso e amichevole per chi ha origini in altri paesi, per chi nella disabilità mostra capacità diverse e straordinarie [...].
Tra i valori che la scuola ha cercato di promuovere con costanza e impegno in questi anni spicca il valore della legalità. [...] Chi si preoccupa oggi giustamente per l’antipolitica deve sapere risanare in profondità la politica. E risanare la politica, far vincere la legge si può, così come si può far vincere la legge contro la mafia [...].
Ma la legalità si deve praticare a tutti i livelli, anche nel nostro piccolo mondo quotidiano. E nella vita scolastica legalità vuol dire rispetto delle sue regole, rispetto dei compagni, specie di quelli più deboli, e soprattutto rispetto degli insegnanti che sono il cuore pulsante della scuola.
In questo grave momento di crisi per le famiglie italiane è importante che la scuola promuova e pratichi un altro fondamentale valore: quello della solidarietà, mostrandosi capace di stare al fianco di chi ha maggiori difficoltà [...].
In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità di Italia, la scuola ha compiuto un’opera magnifica. [...] Dobbiamo mettere a frutto il rinnovato sentimento di unità nazionale, scaturito da quel vasto movimento per il centocinquantenario. E insieme dobbiamo essere fino in fondo consapevoli di come le sorti dell’Italia siano legate a quelle dell’Europa. Anche nel mondo della scuola c’è bisogno di rafforzare la fiducia nell’Europa e nell’impegno comune per renderla più democratica e più forte.
[...] Al nuovo presidente che verrà, auguro di poter provare la stessa emozione e lo stesso piacere che ho avuto io a stare con voi in questi anni, e alla scuola italiana auguro tutto il bene di cui ha bisogno e che merita, assicurandovi che le resterò vicino».